Australia, alcuni anni fa: uno studente di dottorato in Scienze si avvicina per caso al mondo della birra artigianale:è lì che ho capito come la birra fresca abbia un sapore migliore rispetto a quella prodotta in serie.
Facciamo un salto in avanti fino ad oggi e ci troviamo in un birrificio piuttosto accogliente chiamato Dr. Brauwolf, dal nome di quello studente: Stefan Wolf, Ph.D.
Il Dr. Brauwolf può essere legittimamente definito uno dei birrifici più “rad” della Svizzera centrale, grazie a un ottimo mix di birre deliziose, design accattivanti, una location di tendenza e una comunità vivace, sempre pronta a partecipare a feste e iniziative all’avanguardia. Stefan, seguendo questa linea, ha puntato sin dall’inizio sulle lattine stampate in digitale senza quantità minime d’ordine, decidendo di confezionare la sua deliziosa Sour IPA in imballaggi privi di involucri e etichette in plastica. Inoltre, questa birra in particolare ha riscosso un notevole successo sia per il birraio che per il designer:«Philip l’ha disegnata –continua Stefan – edè lui la mente dietro le nostre etichette e la nostra identità visiva. Potete ammirare la sua arte su quasi tutte le nostre birre, ma grazie alla stampa digitale ha trovato una nuova dimensione con quello sfondo opaco e la finitura metallica lucida, facendo risaltare ancora di più il lupo». È proprio così, e il riconoscimento definitivo per questa opera d’arte è giunto proprio dalla rivista Canmaker Magazine stessa ed è una bella soddisfazione essere presenti per celebrare un prodotto così innovativo.

Ma, diciamoci la verità, il vero protagonista del ripieno è proprio il ripieno stesso: sì, il contenitore può essere, ed è, fantastico, ma un croissant cremoso è praticamente inutile senza una generosa spalmata di Nutella, quindi una lattina è solo un meraviglioso oggetto senza il suo liquido dorato al suo interno. È proprio quello che stiamo facendo qui oggi: stiamo riempiendo meravigliose opere d’arte con una ricetta speciale:«Si tratta di una IPA acida, una birra che ha sempre avuto un solido seguito» –sono le parole di Michael, il mastro birraio del Dr. Brauwolf proveniente dall’Australia.«Questa volta, però, abbiamo leggermente modificato il luppolo: invece di utilizzare quello denominato Golden, ho impiegato l’El Dorado, che conferisce un gusto leggermente più floreale che si sprigiona insieme alla naturale acidità croccante».
E, se devo essere del tutto sincero, il suo colore giallo intenso si abbina perfettamente al nero intenso della lattina: è davvero tutto piuttosto speciale.
Ma non tutto procede senza intoppi durante la fase di imbottigliamento:«C’è sempre un po’ di tensione nei giorni di riempimento»– continua Michael –«perché quando le birre rimangono nel serbatoio, nel loro habitat naturale, non può succedere nulla di grave, ma durante il trasferimento le cose possono andare storte: delle microparticelle possono entrare in contatto con il liquido, che può inoltre essere esposto alla luce e all’ossigeno; in quei momenti, quindi, tutti devono semplicemente rimanere concentrati e assicurarsi che tutto sia a posto».

La luce e l’ossigeno: sono proprio questi gli elementi che mi portano a porre la classica domanda da principiante. Cosa è meglio per la birra: le lattine o le bottiglie?
"In generale, le lattine sono migliori per la birra –ne è assolutamente convinto Michael –poiché i due fattori principali che causano il deterioramento della birra sono l’ossigeno e la luce –ecco qua –e una lattina è sicuramente più ermetica di una bottiglia con tappo a corona; per quanto riguarda la luce, non c’è nemmeno da discuterne: all’interno di una lattina il liquido è ben più protetto che in una bottiglia.
È una domanda che devo porre anche agli altri protagonisti del processo di riempimento, ovvero gli addetti al riempimento stessi: Moritz e Valentin di Lab 63, in pratica i più famosi addetti al riempimento itineranti della Svizzera:«Le birre in lattina sono semplicemente migliori, più protette, più facili da raffreddare, più leggere da trasportare e si adattano meglio al mio frigorifero per la birra. Ma in un certo senso partiamo da una posizione ovvia, poiché siamo passati direttamente alle lattine sin dall’inizio di questa attività».
Inizio dell’attività:«In realtà siamo piuttosto emozionati per questo riempimento –è San Valentino –perché all’inizio del nostro percorso, la prima birra che abbiamo inscatolato è stata la Dr. Brauwolf Sour IPA, proprio questa birra, ed è stata la nostra prima esperienza, ma anche la prima operazione di inscatolamento mobile mai realizzata in Svizzera. E ora, tre anni dopo, siamo qui a riempire esattamente la stessa birra in una lattina pluripremiata».
Se per Valentin e Moritz questa confezione è così speciale, anche negli occhi di Stefan si intravedono alcune note di emozione:«Questo design è semplicemente bellissimo. Si possono notare tutti i dettagli, la finitura opaca risulta ancora più speciale ora che la lattina è asciutta, e siamo davvero felici di aver utilizzato questa tecnologia per una birra così importante per il Dr. Brauwolf. Ed è incredibile la quantità di possibilità che Nomoq offre a noi birrai per presentare e distribuire i nostri prodotti».

Torno a casa in bicicletta con uno zaino pieno di birre – ho la sensazione che il mio frigorifero non sarà più vuoto, come quello di Moritz – ma anche con il cuore colmo di soddisfazione: essere al servizio della comunità dei birrai ha qualcosa di speciale, non solo per la mia sete inestinguibile, ma anche perché c’è qualcosa di speciale nelle persone che ne fanno parte. E un pensiero va all’ultima domanda che ho posto a Stefan: «Qual è il prossimo disegno che stamperà in digitale?»
Stefan: «Non lo so ancora, ma so da dove arriverà: dal “circolo degli schizzi”, dove artisti e illustratori si riuniscono alla fine di ogni mese per scambiarsi idee, proporre progetti e presentare i loro schizzi più interessanti. Abbiamo già stampato un’etichetta nata proprio da quel circolo, ma anche la nostra prossima stampa digitale dovrebbe provenire dagli artisti di talento che ne fanno parte, e siamo già entusiasti di scoprire quali saranno le prossime novità.»
E anche noi.



